SYNGUE SABOUR, qual è la tua pietra paziente?

Syngué Sabour, letteralmente la «pietra della pazienza». Nella mitologia persiana la pietra della pazienza è un oggetto magico. E forse tu ne hai già incontrata una...

Da qualche parte, in una terra dove gli uomini si fanno la guerra, una giovane donna veglia su suo marito. O meglio su cio’ che ne rimane. Una pallottola alla nuca lo ha ridotto ad un vegetale. Non parla, non sente, non si muove più. Ci si domanda com’è possibile che sia ancora in vita...


Inizia cosi Syngué Sabour, il film tratto dall’ononimo romanzo dell’autore afghano Atiq Rahimi.


Syngué Sabour, letteralmente la «pietra della pazienza». Nella mitologia persiana la pietra della pazienza è un oggetto magico. Chi ha la fortuna di incontrarne una nel corso della propria vita, deve prenderla e tenerla sempre con sé.


Per raccontarle tutti dolori, le disgrazie, le ferite, i segreti più intimi e oscuri che abitano la nostra esistenza.


Syngué Sabour accoglie ogni frammento di vita raccontata, custodendo così le confessioni più scomode, quelle che non potremmo mai rivelare a nessuno. Come una spugna, questa pietra magica assorbe tutte le verità che le sono confidate fino a che un giorno, stracolma di dolori, esplode. Et libera nos a malo.


Il film racconta di una giovane donna senza nome, che giorno dopo giorno accudisce un corpo inerme. Il corpo di suo marito. Inizia piano piano a parlargli, come non aveva mai osato fare in dieci anni di matrimonio, forse in tutta la sua vita di donna. Tra monologhi e preghiere ad Allah, la donna si rivela e racconta la sua vita soffocata.