[RACCONTO] La neve a Parigi.

Ieri ho visto Paul.


Pollo – è così che lo chiamo - mi vuole bene, me lo dice sempre. Quando lo fa, lui guarda per terra e mai dritto nei miei occhi.

Per Pollo, Internet non ha più misteri, così gli ho chiesto di aiutarmi col blog. Io, fino a qualche giorno fa, non sapevo nemmeno cosa fosse un blog. Dicono che è come un diario segreto, solo che tutto il mondo puo’ leggerlo. A me piacciono i diari e ancora di più i segreti, specie se posso dirli a tutto il mondo.


Pollo dice che bisogna creare parecchio testo, con le keywords, i tags, i metatags e tutto il resto, se voglio ottenere un buon referenziamento naturale. Pensa al SEO, insomma. Ho risposto che avrei fatto tutte quelle cose per filo e per segno. Mi sembravano più che giuste. Incomprensibili, ma giuste. Dopo qualche ora, gli metto il mio lavoro sulla scrivania. « Che me ne faccio di questi fogli di carta? Dov’è il file con il testo? » Allora gli dico che è stato lui a suggerirmi di fare quel coso naturale, il referenziamento. Ed io ho scritto nel modo più naturale possibile, con carta e penna.


« Ma cosa dici? E poi manca una linea editoriale... per non parlare del content! Non c’è nessun filo logico! » Non gli rispondo, spengo il PC e lo bacio. Tra me e Pollo funziona così. Se non capisce, io lo bacio. Perché so che quando tornerò in Italia, i miei baci gli mancheranno.


Un filo c’è eccome, sono io. Internet è una grande maglia e io mi sento come quel filo unico che pende fuori. Quello che rovina l’estetica dei vestiti, per interderci, e che si taglia via con le forbici. Che poi, se uno ci pensa, è proprio triste la vita di un filo. O si spezza subito, oppure s’intreccia con un altro, anche se questo non fa proprio pendant con il suo colore, con la sua fibra. Ma, almeno, non è più solo. E due fili insieme, si sa, sono più resistenti. Come diceva mia nonna, sempre con l’ago in mano.


Pollo non mi segue in queste storie di aghi, di fili e di intrecci. Dice che la vita è semplice e che sono io a complicare tutto. Come con questa storia del blog. Io non ci vedo nulla di complicato. Voglio solo un posto dove far cadere i miei pensieri, così come vengono. E senza che facciano rumore. Qualcosa che assomigli alla neve. « Cosa c’entra adesso la neve?! », gracchia Pollo, lontano in cucina.


Oggi, a Parigi, c’è la neve. Una coltre di ghiaccio lastrica le vie del mio quartiere. La strada fredda mi respira tra i vestiti. E a me sembra di respirare due volte. La gente cammina lenta e fa attenzione ad ogni passo. A volte, qualcuno scivola davanti alla boulangerie sotto casa. Paul dice che quell’edificio lì non è a norma di legge e che qualcuno, prima o poi, dovrà intervenire...


Quando sta per dirmi qualcosa d’importante, Pollo fa sempre una sorta di danza, specie se ci troviamo per strada: due grandi passi avanti, una mezza piroetta, poi si accorge che sono rimasta indietro, allora si mette in posizione con le mani ai fianchi e mi aspetta.


« Che vergogna! », dice puntando il naso verso la boulangerie. Poi scuote la testa, agitando al vento le sue piume migliori. Ultimo passo di danza. Di solito funziona e io, al secondo volteggio, affretto il passo per raggiungerlo, sempre tanto impressionata. Ma, questa volta, no. Per me, c’è solo la neve. E’ così tanta che basta a coprire tutte le vergogne del mondo. Pure quella della boulagerie.


Usciamo di casa per andare in aeroporto. Alla stazione RER di Port Royal, arriviamo tutti in orario: Pollo, tre pains au chocolat ed io. Lancio uno sguardo rapido al pannello delle partenze. Ogni treno ha il suo codice d’identificazione: ELAN, EPAR, ETAL, EVAM, EVEN, EXIL, EWIL, EZAN... Tutte quelle E mi ipnotizzano, anche il mio nome inizia così.


Pollo mi dice di fare attenzione, perché solo due di questi treni vanno in direzione dell’aeroporto. « EXIL arriva tra venti minuti, quello subito dopo è ELAN ». Io scoppio a ridere. In francese, exil vuol dire “esilio”, mentre élan significa “slancio". Mi chiedo se anche Pollo si sia accorto del gioco di parole e, intanto, penso che la mia strana vita, tra Francia e Italia, assomiglia proprio a questo. « Cosa prendo oggi? » , chiedo a Paul, « Lo slancio, l’esilio?»


Pollo mi fa lo sguardo della gallina. Obliquo, un po’ interdetto. Immobile sui binari, io valuto a lungo le due opzioni. L’esilio ha i suoi vantaggi, certo. Fa saltare i ponti, costringe a reinventarsi. Quanto allo slancio, poi, è il motore di ogni avventura. EXIL e ELAN sono più che due semplici treni, e io non so proprio quale prendere.


Paul è nervoso, adesso. Dice che perdo tempo, quando tempo non ce n’è. « Sei peggio di una bambina! Vuoi perdere l’aereo? » Allora, mi prende per mano. Mi piace. Dandogli la mano, sento che potrei attraversare proprio tutto. Pure ad occhi chiusi.


Intanto, una voce all’altoparlante annuncia : « CAUSA NEVE, TUTTI I TRENI SONO SOPPRESSI ». Niente slancio, oggi, a quanto pare. Niente esilio.


Paul ed io torniamo a casa, mano nella mano.


Tutto il resto è Parigi nella neve.

Questo racconto ha ricevuto una "menzione speciale" per il Premio Letterario "Molto forte, incredibilmente lontano. Scrivere dalla distanza", indetto dalla Scuola di Scrittura Belleville - TYPEE.


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La giuria del Premio Francesca Cristoffanini, direttrice della Scuola Belleville di Milano

Cristina Marconi, scrittrice, giornalista e docente del corso “Molto forte incredibilmente lontano”

Maria Carolina Foi, direttrice dell’Istituto Italiano di cultura di Berlino

Sandro Cappelli, direttore dell’Istituto Italiano di cultura di Parigi

Alessandro Raveggi, scrittore, saggista e docente ospite del corso “Molto forte incredibilmente lontano”


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